Si sa che uno dei principali problemi nella vita di coppia ha a che fare con la comunicazione. A volte, nonostante ci si conosca e si stia insieme da tanto tempo, sembra di non capirsi e di parlare lingue diverse. Se questo è vero in generale, lo è ancora di più se la coppia è formata da una persona neurotipica e da una neurodivergente. Infatti, le specifiche esigenze, il sistema di pensiero di credenze e le peculiarità ND possono essere difficilmente comprensibili da parte di una persona tipica.

All’inverso, un* giovane autistic* potrebbe trovare poco intelligibili le esigenze, le richieste e le reazioni del proprio partner tipico, e questo disallineamento, alla lunga, potrebbe generare tensioni e distanza affettiva.

In una relazione sana e felice, escludendo problemi più complessi o di altra natura, la sola difficoltà di comunicazione può causare difficoltà di per sé facilmente risolvibili. Allineando il linguaggio e migliorando la comprensione dell’altro, i fraintendimenti quotidiani possono diventare piccoli intoppi dalla soluzione quasi immediata. Vediamo qualche esempio.



Una delle scene che più frequentemente le coppie mi descrivono in terapia potrebbe apparire persino buffa ad un osservatore esterno, se solo non generasse grande sofferenza nei protagonisti. Giulia e Marco hanno una relazione stabile e fissa da alcuni anni. Vivono insieme hanno molti interessi in comune. Tutto procede bene. Tuttavia, Giulia lamenta spesso il fatto che Marco non le dica mai Ti amo. Per lei sarebbe molto importante sentirselo dire, ma lui sembra non comprendere questa sua esigenza.


Chiedere esplicitamente di dire ti amo può essere difficile, perché la dichiarazione è efficace solo se risulta spontanea. Bisogna che la si senta vera perché funzioni, insomma. Così Giulia si intristisce perché non è sicura dei sentimenti di Marco, mentre Marco, all’oscuro di questi pensieri, non capisce perché in certi momenti la sua compagnia si mostri distaccata o nervosa. Indagando il tema, si arriva ad indagare questo specifico problema e, chiesto a Marco il motivo della sua ritrosia nel dire ti amo, la sua risposta lascia di stucco:

Te l’ho detto il giorno in cui ho capito di essere innamorato di te, e vale finché non ti dirò il contrario. Perché dovrei ripeterlo di continuo? E ogni quanto tempo, per esempio?

Si tratta, quindi, di un disallineamento comunicativo e metacognitivo. Mentre per Giulia è necessaria una riconferma della dichiarazione d’amore, che serve a rendere stabile il suo senso di amabilità e condivisione del sentimento nella coppia, per Marco la dichiarazione è vera fino a comunicazione contraria. Tuttavia, per Marco, non sarebbe costoso rimarcare il suo sentimento, semplicemente non sa che è necessario farlo.

Esplicitare la sua esigenza da parte di Giulia, e conoscere i meccanismi di funzionamento di una mente autistica, in questo caso, avrebbero sistemato facilmente una piccola situazione di sofferenza.

Questa stessa scena può ripresentarsi in molte forme leggermente diverse tra loro, tutte accomunate da una potenzialmente facile soluzione, a patto che si impari ad esprimere in modo dichiarativo quali sono le proprie esigenze e a chiedere esplicitamente di accogliere il proprio bisogno, con una formula del tipo:

Avrei bisogno che mi dicessi ti amo, almeno una volta alla settimana, avendo cura di non farlo sempre lo stesso giorno alla stessa ora, perché se diventasse troppo regolare e meccanico lo sentirei poco spontaneo e questo ne annullerebbe l’utilità.

Le relazioni sentimentali sono fatte (anche) di compromessi e per una buona vita di coppia è necessario che ciascuno faccia la propria parte per metallizzare le esigenze e le caratteristiche dell’altro.

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